Il pesco appartiene alla famiglia delle Rosacee Prunoidee, come il ciliegio, l’albicocco e il susino. È una pianta originaria dell’Estremo Oriente, probabilmente dalla Cina.

La coltivazione del pesco viene praticata fin dai tempi degli antichi Romani e, ad oggi, l’Italia è il maggior produttore al mondo di pesche destinate al consumo diretto. La coltura dell’albero di pesche non viene eseguita solo a livello industriale, intensivo, ma anche a livello amatoriale da coloro che mettono una pianta nell’orto oppure in giardino e ne vogliono godere i suoi frutti. In entrambi i casi comunque, è fondamentale conoscerne le criticità specialmente dal punto di vista fitosanitario.

Ecco quindi che oggi parleremo degli insetti nocivi del pesco e di come difendere il frutteto da questi parassiti con metodi biologici, evitando trattamenti pesticidi tossici. Saper riconoscere gli attacchi parassitari significa poter intervenire in tempo per non perdere la produzione desiderata ed è molto importante per farlo usando metodi naturali.

Tripide del pesco (Taeniothrips meridionalis)

Questo tripide è tra gli insetti nocivi del pesco uno di quelli che merita particolare attenzione. Il tripide del pesco è un animaletto molto piccolo, lungo circa 1,5 mm e con un colore scuro. Il danno è provocato dal suo nutrimento, ossia da punture che l’insetto esegue per cibarsi del fiore o del frutto.

Oltre al morso alla pesca, come danno fisico, la sua saliva provoca anche un danno chimico in quanto le sostanze in essa contenute causano poi malformazioni e lesioni al frutto stesso. Tali ferite superficiali, successivamente, si seccano e sono riconoscibili molto facilmente perché hanno un aspetto di colore marrone chiaro e suberoso.

Per quanto riguarda i metodi biologici preventivi atti a difendere il nostro pesco dal tripide, possiamo ricorrere alla polvere di roccia (zeolite o caolino) che forma barriera chimica e tiene lontano il parassita.

Nel caso in cui, invece, il tripide del pesco abbia già iniziato a danneggiare i frutti, si può intervenire trattando con olio di Neem. Molto utile è anche il macerato d’ortica, rimedio perfetto in un contesto di coltivazione domestica.

Afidi

Esistono ben tre specie di afidi che possono essere dannosi per il pesco. Anch’essi rientrano tra gli insetti nocivi e per saperli identificare correttamente è bene descriverli separatamente.

I metodi di lotta biologica, invece, essendo comuni a tutte le specie di afide, verranno descritti in un unico paragrafo.

Afide verde del pesco (Myzus persicae)

È un piccolo insetto lungo quasi 2 mm e, come dice il nome, di colore verde.
Si tratta di uno dei più dannosi insetti nocivi del pesco, in quanto il danno da esso recato consiste nel provocare l’accartocciamento delle foglie e dei germogli.

Dopo poco tempo, foglie e germogli muoiono e si seccano. In questo modo, la pianta perde la sua capacità di fotosintesi e, di conseguenza, riduce la sua produzione di materiale vegetale e ovviamente anche dei frutti.

L’accartocciamento di foglie e germogli è provocato, prima di tutto, dalle punture che l’insetto esegue per cibarsi, ma anche dalla notevole quantità di melata che viene prodotta dalle colonie di afide verde che si localizzano sulla pagina inferiore delle foglie.

Afide sigaraio del pesco (Myzus varians)

Anche questo è un afide di colore verde, ma più scuro. Il danno è molto simile a quello provocato dal suo “cugino” afide verde sopra descritto, ma meno grave.

Il nome “sigaraio” è dovuto al fatto che l’accartocciamento delle foglie, causato dalle punture che l’insetto esegue per cibarsene, porta le foglie stesse ad assumere la forma di un sigaro.

Afide farinoso del pesco (Hyalopterus amygdali)

Un afide meno comune rispetto agli altri due, ma non per questo meno dannoso. La sua presenza, sulla pagina inferiore delle foglie, è ben visibile: le colonie che esso forma sono ricoperte di un’abbondante secrezione cerosa biancastra, da cui il nome “farinoso”.

Questa secrezione provoca l’occlusione degli stomi della foglia, impedendo ad essa di respirare. Di conseguenza, la foglia secca e muore e la pianta riduce la sua capacità di fotosintesi.

Come sconfiggere gli Afidi

Eliminare gli afidi richiede davvero molta pazienza. I metodi per farlo possono essere diversi e dipendono sia dal numero di albero di pesco che possediamo, sia dal numero stesso di afidi presenti sulla pianta.

Parlando di lotta biologica a livello casalingo, nel caso di una pianta poco infestata potrebbe bastare rimuovere gli afidi in modo manuale. In alcuni casi, è bene eliminare totalmente le foglie sotto cui si proteggono e bruciarle. Scegliendo questo metodo, se pur ci potrà sembrare di averli rimossi tutti, è possibile che rimangano ancora invisibili le loro uova: pertanto è bene intervenire con trattamenti a base di macerato d’ortica o con il piretro.

Nel caso in cui l’infestazione sia più diffusa, suggerisco di intervenire immediatamente con piretro oppure olio di neem, ma non durante la fioritura, per non rischiare di colpire col trattamento api o altri impollinatori.

Se invece si è in possesso di un arboreto di medie o vaste dimensioni, la cosa più utile da fare è quella di immettere nel frutteto i nemici naturali degli afidi, ossia coleotteri coccinellidi, neurotteri crisopidi e ditteri cecidomidi.

Come usare il piretro. Tutte le precauzioni da sapere prima di effettuare il trattamento.

Cocciniglia bianca del pesco (Pseudaulacaspis pentagona)

Continuando la nostra rassegna tra gli insetti dannosi del pesco, vediamo la cocciniglia bianca. Non è un insetto originario del nostro paese, ma proviene dall’oriente. Come per altre specie, questo parassita è stato involontariamente importato tramite gli scambi commerciali. La sua presenza sul pesco è davvero molto pericolosa. La cocciniglia, infatti, è difficile da controllare ed eliminare.

Il danno è causato sia dalle punture per la nutrizione, sia dalla notevole quantità di insetti sovrapposti che asfissiano le parti vegetali. La pianta colpita subisce stress e deperimento, riducendo oltretutto la produzione di frutti.

Per eliminare la cocciniglia bianca del pesco è bene partire con dei monitoraggi per valutarne la presenza. Esistono trappole sessuali apposite che si possono acquistare in qualsiasi consorzio agrario fornito.

Nel caso di grandi arboreti, ci si può avvalere di nemici naturali quali Coccinellidi e dell’Imenottero afelinide Encarsia berlesei.

Altri metodi biologici utilizzati sono l’olio bianco e il sapone di Marsiglia diluito al 10%.

Tignola del pesco (Anarsia lineatella)

Se si pensa alla tignola viene in mente una farfallina che danneggia molte colture di pregio, come per esempio la vite (tignola della vite) o l’olivo (tignola dell’olivo). Anche in questo caso abbiamo a che fare con un lepidottero di piccole dimensioni, lungo circa 12-15 mm e di colore grigio scuro con ali più chiare.

Al contrario degli insetti nocivi del pesco descritti fino ad ora, il danno non è causato dagli adulti ma dalle larve. Queste, anch’esse lunghe circa 15 mm ma di colore rosso-brunastro con segmenti giallo ocra, attaccano i fiori, i frutti e i germogli.

I danni sui fiori avvengono all’inizio della primavera, quando le larve entrano nei boccioli fiorali e li distruggono. I danni sui germogli, assai gravi, avvengono mediante lo scavo di gallerie interne da parte delle larve. I germogli appassiscono e poi muoiono. I danni sui frutti, anch’essi dovuti allo scavo di gallerie e al nutrimento delle larve, provocano la mancanza di una buona produzione. I frutti, nel peggiore dei casi, cadono e/o marciscono.

Per eliminare la tignola del pesco, ci si avvantaggia delle stesse modalità di lotta con cui si contrastano la tignola della vite e la tignola dell’olivo.

Innanzitutto, è fondamentale un buon monitoraggio della popolazione presente tramite trappole sessuali, così da valutarne la consistenza e la soglia di intervento. Questo, di certo, non è comunque consigliabile nel caso si sia in possesso di una o poche piante di pesco.

Nonostante ciò, lo Spinosad è il rimedio più comune in agricoltura biologica per sconfiggere questo insetto nocivo, assieme ad altre soluzioni tipo Bacillus thuringensis e trappole sessuali apposite.

Un’ottima ed economica alternativa valida tanto per il monitoraggio quanto per la cattura massale sono le trappole alimentari, tipo Tap Trap. L’esca si può autoprodurre in modo semplice, usando vino, zucchero, chiodi di garofano e cannella.

Mosca della frutta (Ceratitis capitata)

Abbiamo già conosciuto questo insetto in molte altre colture arboree da frutto. In effetti, la mosca della frutta attacca numerose colture frutticole e pertanto rimane forse il più pericoloso e diffuso tra tutti gli insetti nocivi del pesco.

È un insetto che si adatta benissimo a qualsiasi clima e qualsiasi ambiente. Ha le sembianze di una mosca comune, ma le sue dimensioni sono più ridotte (4-6 mm di lunghezza) e il suo corpo è di colore grigio-giallastro. Esegue dei fori nel frutto per deporre le uova. Da quest’ultime nascono delle larve che scavano la polpa, di cui si cibano, per creare gallerie. I frutti vengono così inevitabilmente danneggiati e si ha la perdita quasi totale della produzione di pesche.

I rimedi consentiti in agricoltura biologica per sconfiggere questo insetto dannoso del pesco sono:

  • Utilizzo di trappole sessuali, per il monitoraggio.
  • Utilizzo di trappole alimentari per monitoraggio e cattura (esca fatta con acqua, ammoniaca e pesce crudo).
  • Polvere di roccia (Zeolite) per una difesa meccanica, per azioni preventive.
  • Spinosad, una volta avvenuto l’attacco, per eliminare il fitofago.

Autore dell’articolo dott.Francesco Giannetti, consulente agricolo.

Il pesco: per approfondire

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Difesa biologica

Le tecniche di difesa del frutteto non sono tutti uguali. Su Frutteto Biologico l’idea è quella di imparare a gestire le avversità con metodi naturali, rispettosi dell’ambiente e anche della salute di chi coltiva.

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