Per poter potare correttamente una pianta fruttifera è fondamentale osservare le gemme e saper riconoscere i rami fruttiferi.

Ogni tipo di pianta ha peculiarità proprie nella formazione delle gemme e quindi dei frutti, per cui avrà poi bisogno di indicazioni personalizzate riguardo al come potare, ma per prima cosa bisogna avere un’infarinatura su quali sono i diversi tipi di ramo.

Solo così è possibile farsi un’idea di dove andrà a fiorire e di come si svilupperà una pianta e intervenire tagliando per indirizzarla nel modo giusto. Proviamo quindi a elencare le tipologie di ramo, questo mini glossario sarà utile parlando di potatura per comprendersi al volo.

gemme sul ramo

Sommario dell'articolo

Tipi di ramo

Esistono molti tipi di ramo, alcuni sono produttivi altri no. Nella potatura bisogna riconoscere i rami e sapere quali è opportuno eliminare, quali regolare e quali non vanno toccati. Una prima distinzione tra i rami è identificare i rami a legno (non fruttiferi), i rami misti (con gemme a legno e gemme a fiore) e rami fruttiferi o rami a frutto (quelli su cui l’albero produrrà il raccolto)

  • Polloni. Il pollone è un ramo a legno che nasce alla base del fusto dell’albero, direttamente dalle radici. Ci sono piante più inclini all’attività pollonifera. I polloni vanno quasi sempre tagliati, evitando che l’albero disperda le sue energie su questa branca non fruttifera. In alcuni casi si possono prelevare col cespo di radice per dar vita a nuove piante.
  • Succhioni. Come il pollone anche il succhione non è un ramo da frutto ma un ramo a legno, la differenza è che nasce da una branca, dal ceppo o spesso dal portinnesto.
  • Brindilli (o spur). I brindilli sono rami misti con un anno di età, sottili e abbastanza lunghi (20/30 cm). Li troviamo nelle piante pomacee e drupacee (soprattutto sul pesco). Nelle pomacee il brindillo ha gemma apicale mista e poi solo gemme a legno, mentre nelle drupacee il ramo termina con gemma a legno e ha le gemme laterali a fiore.
  • Dardi. Rami corti (5-10 cm)che terminano con gemme a fiore oppure con una gemma a legno, si trovano sulle drupacee.
  • Mazzetti di maggio. Sono dardi fioriferi con un raggruppamento di gemme all’apice, caratteristici di susino e ciliegio.
  • Lamburde. Rametti lunghi 5 cm delle pomacee, che terminano con gemma apicale mista oppure a legno. Molte pomacee fruttificano prevalentemente sulle lamburde.
  • Rami misti. Rami che presentano sia gemme a fiore che gemme a legno.
  • Vermene. Rami a frutto della pianta di olivo.

Le gemme

Saper osservare le gemme è fondamentale per la potatura: le gemme sanno dirci cosa farà l’albero nella stagione che viene e determinano quindi dove tagliare. La presenza di gemme e il tipo di gemma presente su un ramo ne determina la tipologia.

Gemma (o occhio). La gemma è l’embrione di un nuovo sviluppo vegetativo della pianta. In genere la schiusa delle gemme avviene con la primavera e sancisce l’inizio della fase vegetativa dell’albero. Esistono molti tipi di gemme, classificabili in base alla posizione oppure in base a quello a cui daranno vita.

  • Gemma apicale. Si trova al culmine di un ramo, la gemma apicale è importante perché garantisce continuità nella crescita del ramo o della branca.
  • Freccia. Gemma apicale del fusto dell’albero.
  • Gemma laterale o ascellare. Gemma che si forma all’ascella della foglia.
  • Gemma a fiore (o gemma a frutto o bottone). Gemma da cui nascerà un fiore, quindi un organo con funzione riproduttiva.
  • Gemma a legno. Gemma vegetativa che darà vita a foglie, oppure a rami.
  • Gemma mista. Su alcune piante (in particolare le pomacee) non c’è distinzione, le gemme miste possono dare origine a ramo, foglia o fiore.
6 commenti
  1. mauro
    mauro dice:

    Ottima descrizione, ma qualche foto non ci starebbe male! Comunque bravi e grazie per quello che scrivete, e’ sempre interessante!

    Rispondi
    • Matteo Cereda
      Matteo Cereda dice:

      La parte grafica e fotografica, ahimè non è il mio pane, pian piano si migliorerà anche quella. Grazie dei complimenti e del suggerimento.

      Rispondi
  2. Graziano
    Graziano dice:

    Sono alle mie prime esperienze e sto cercando di imparare.
    Nel mio piccolo giardino sul mare (a 120 m.s.l.m.), nel febbraio del 2017 ho impiantato due susini ( presumo di 1 anno) e un albicocco, anch’esso di 1 anno. Lo scorso 2018 l’albicocco e un susino hanno dato alcuni frutti, mentre il 2°prugno non è andato oltre la produzione di pochi fiori. E va comunque bene. Adesso, dopo aver dato del letame e un po’ di azoto ai primi di dicembre, in assenza di foglie, cosa devo fare in attesa che crescano i mazzetti di maggio? Anzi, cresceranno e dovve questi benedetti dardi?
    Vi ringrazio

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    • Matteo Cereda
      Matteo Cereda dice:

      Buongiorno Graziano, le tue piante sono molto giovani, hai fatto bene a concimare (sempre con moderazione e usando letame ben maturo), consiglio però di non eccedere con l’azoto, che favorisce le foglie a scapito di rami e frutti. Ora devi solo attendere, ma essendo al secondo anno non è assicurato che fruttifichino. Vedrai però che tra qualche anno avrai delle piante ben produttive.

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  3. Chiara
    Chiara dice:

    Ottimo lavoro; io ho un ramo di ciliegio che vorrei facesse le radici così poi da poterlo piantare, potresti aiutarmi a capire come fare? Grazie

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    • Matteo Cereda
      Matteo Cereda dice:

      Ciao Chiara, se capisco bene vuoi fare una talea con il ciliegio. Ti avviso che non è semplicissimo far radicare i rami di questo albero, sul come fare puoi seguire le indicazioni date per la talea di melograno, il procedimento è simile. In aggiunga conviene usare un ormone radicante, idealmente qualcosa di naturale, ad esempio il miele radicante.

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